Il mio nanoreef – Prima parte

18 Novembre 2018 0 Di Luca Langiu

Per “nanoreef” s’intendo quegli acquari dalle modeste dimensioni, frequentemente realizzati con vasche dalla forma cubica e inferiori ai 150 litri complessivi. Ci sono differenti scuole di pensiero che classificano le vasche a litraggi ridotti in picoreef, nanoreef e microreef, ma in questo articolo mi soffermerò a descrivere la mia esperienza con una vasca poco al di sopra dei 100 litri e che genericamente definisco nanoreef.

In virtù delle ridotte dimensioni, i costi di allestimento sono sensibilmente inferiori rispetto ai grandi acquari e spesso possono essere realizzati utilizzando dispositivi più modesti, facilitandone l’installazione anche in ambienti ristretti e piccoli appartamenti. Inoltre, riducendo tutto all’essenziale, offrono all’acquariofilo l’opportunità unica di concentrarsi sui piccoli dettagli di quello che può essere definito a pieno titolo un reef in miniatura, attraverso un’osservazione molto ravvicinata ed estremamente appagante.

Inutile dire che nei nanoreef, i veri protagonisti sono principalmente i coralli, i gamberetti esotici e altri invertebrati e solo marginalmente piccoli pesci.

La mia prima esperienza con i nanoreef risale a dieci fa, ma il progetto che descriverò in queste pagine si riferisce all’ultima vasca da me allestita due anni or sono.

Per l’occasione acquistai (alla modica cifra di circa 200 €) un acquario l’Askoll, precisamente il modello Pure Marine XL HC Led. Una vasca decisamente commerciale senza grandi pretese, dalle dimensioni di 76 x 36 x h 57 cm, con un volume lordo di circa 130 litri. Un progetto non eccessivamente evoluto in termini di gestione, ma attentamente pianificato in ogni aspetto legato alla realizzazione e alla conduzione.

Non ritenendo l’impianto d’illuminazione fornito di fabbrica con l’acquario neppure lontanamente adeguato ad una conduzione di lungo periodo, (tanto meno il sistema di filtraggio), decisi di apportare qualche modifica procedendo all’installazione di una plafoniera Maxspect Razor r420r 120w 16.000k e di uno schiumatoio Tunze 9001.000.

Niente di particolarmente ricercato a dire la verità, un’accoppiata plafoniera-skimmer senza infamia e senza lode.

Optai per il metodo DSB (deep sand bed), il mio preferito a dire il vero, con pochi kg di rocce vive di qualità e uno spesso substrato di carbonato di calcio (circa 12 cm).

Ovviamente per allestimenti più spinti con volumi d’acqua decisamente inferiori (nell’ordine dei 20-30 litri) il metodo DSB sarebbe da ritenersi inadatto.

Tunze 9001.000 DOC Skimmer – Adatto per acquari fino a 100 litri

Il passo successivo fu di eliminare il tirante adesivo in pvc incollato all’estremità superiore della vasca, che a mio avviso avrebbe sottratto superficie utile alla visione degli animali, e rimuovere il coperchio contenente la plafoniera a led e il sistema di filtraggio a 4 stadi (meccanica grossolana, meccanica fine, chimica e biologica).

Per quanto concerne le pompe di movimento la scelta ricadde su una consolidata e robusta coppia di Vortech MP10 QD (puoi trovare qui la mia recensione), connesse ovviamente al reef-link per una gestione semplificata, mentre il sistema di rabbocco automatico fu affidato ad un Tunze Osmolator 5017.

A questo punto tutto era pronto per l’avvio del progetto. Dopo aver trascorso un pomeriggio a lavare circa 30 kg di carbonato di calcio, e prelevato dal mare un centinaio di litri d’acqua, l’installazione poteva avere inizio.

Ne approfitto per una riflessione personale rispetto all’utilizzo dell’acqua del nostro Mediterraneo negli acquari domestici. Su internet (nei vari forum e social) leggo quotidianamente tante stoltezze circa l’inadeguatezza dell’acqua dei nostri mari a causa della salinità e dell’inquinamento. Personalmente ho la fortuna di vivere a due passi dal mare, precisamente a Orosei in provincia di Nuoro, e con i dovuti accorgimenti relativi al sito di prelevamento (lontano dalle foci di fiumi e installazioni portuali), e alle necessarie diluizioni da apportare all’acqua prelevata (che in taluni casi raggiunge il 40‰), i risultati sono incredibilmente positivi.

continua

RSS
Follow by Email
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us