Il mio nanoreef – Seconda parte

Il mio nanoreef – Seconda parte

22 Novembre 2018 0 Di Luca Langiu

Il metodo di gestione scelto per il mio nanoreef privilegia una filosofia naturale che impone la massima semplicità, rendendolo adatto a tutti anche in virtù dell’assenza di particolari attrezzature da installare.

Frequenti cambi d’acqua parziali (nell’ordine del 10-15% settimanali), facevano parte del mio programma iniziale, che ha tuttavia subito importanti modifiche nel corso del tempo; ma andiamo con ordine.

Normalmente si procede con cambi d’acqua regolari per sottrarre alla vasca parte delle sostanze inquinanti, evitandone accumuli dalle conseguenze deleterie, scongiurando al contempo i rischi di somministrazioni errate di integratori ed oligo-elementi in un sistema così contenuto.

Tuttavia alla semplicità si contrappone l’instabilità dell’equilibrio ottenibile in vasca. Dimenticarsi di  un cambio parziale, ad esempio, può comportare un incremento della concentrazione di sostanze pericolose, o l’utilizzo di acqua di scarsa qualità potrebbe addirittura apportare inquinanti all’interno del nanoreef.

Ritengo doveroso porre l’accento, indipendentemente dal metodo di filtraggio utilizzato, sulla qualità delle rocce che costituiscono la base di un sistema di filtrazione efficiente. Queste dovranno essere irregolari, ricche di fessure, colonizzate da una moltitudine di organismi animali e vegetali al fine di contribuire alla stabilità biologica del nanoreef.  Grazie allo sviluppo di batteri anaerobici inoltre si completerà la riduzione dei nitrati in azoto, evitandone un accumulo in acquario.

Le rocce vive in stabulazione prima dell’inserimento nella mia vasca

Il fondo del DSB (deep sand bed) deve avere uno spessore di 10-12 centimetri e deve essere costituito da sabbia corallina di piccole–medie dimensioni, meglio se inoculato con un campione prelevato da un acquario di barriera avviato, al fine di accorciarne i tempi di maturazione.

Il movimento della massa d’acqua risulta determinante con questo sistema di gestione e si consiglia l’utilizzo di pompe sufficientemente efficienti, capaci di favorire un’adeguata circolazione del fluido, impedendo la formazione di zone stagnanti. Infatti la fauna di un nanoreef è rappresentata in larga parte da organismi sessili, ovvero da organismi privi della capacità di movimento, e come tali non in grado di posizionarsi autonomamente nelle zone ideali alla crescita e alla riproduzione. In natura le correnti marine provvedono alla pulizia e ossigenazione degli invertebrati, nonché al loro sostentamento.

Ecotech Marine Vortech MP10wQD

Per ottenere un’efficiente distribuzione dell’acqua è opportuno utilizzare almeno due pompe da collocare ai lati opposti della vasca, avendo cura di evitare un flusso eccessivamente potente indirizzato sui coralli (qui puoi trovare una recensione completa sulle pompe utilizzate da me).

Le pompe dovranno avere una portata adeguata, compresa tra le 5 e le 10 volte all’ora il volume complessivo della vasca, senza infastidire gli animali con un movimento eccessivo. E’ opportuno azionare le pompe con alternanza attraverso un timer o una centralina di controllo (nel mio caso il reeflink), simulando la naturale mutazione delle correnti presenti in natura.

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